La degna rabbia: un dibattito tra donne
di Anna Pizzo
da www.democraziakmzero.org
Ho deciso di compiere il sovrumano sforzo di parlare di quel che sta capitando al mio genere, le donne, senza mai pronunciare il nome del presidente del consiglio: e non solo perché mi fa stare meglio, ma anche per poter più distesamente provare a fare un ragionamento che deragli rispetto alla piega che hanno preso le cose.
In particolare, vorrei riflettere sul ruolo dei media (che è quello che conosco meglio e che mi fa soffrire) e, ancora una volta, di come i sistemi della comunicazione si meritino, nella stragrande maggioranza, i governi che si ritrovano.
Avete presente quella stupidaggine del «quarto potere» che si affiancherebbe ai tre che rappresentano l’equilibrio necessario in un sistema democratico? Ebbene, è stato un grande imbroglio basato (credo) sulla scoperta, un milione di anni fa, delle enormi potenzialità dei mezzi di informazione. Ma in tempi di società mediatica più che matura, direi marcia, le cose stanno diversamente. Più che di quarto potere credo si dovrebbe parlare di un potere che è sempre assoluto, che usa tutti i mezzi e i luoghi di cui può disporre e fa della propria capacità di pervasività la misura del proprio consenso. E’ la democrazia dello spettacolo nella società dello spettacolo. E’ il mezzo che giustifica i fini.
E si salvi chi può.
Quindi, noi donne rischiamo di non salvarci, sia che siamo madonne o puttane, casalinghe o «escort», operaie o giornaliste, politiche o suore. Se solo lo capissimo, la smetteremmo di procedere, attraverso approssimazioni successive, nella definizione di quel che siamo e, soprattutto, di quello che non siamo. Non andremmo in giro con cartelli con su scritto «Non siamo tutte puttane». sbandierando i nostri costumi sessuali nel disperato tentativo di distinguerci dal circo di lustrini e paillettes, né cercheremmo di far ricadere tutte le colpe della nostra dignità calpestata su un solo uomo vecchio, malato e disgustoso. Non ci faremmo fregare stabilendo tra noi confini invalicabili che diventano immediatamente recinti entro i quali restiamo intrappolate .
Davanti al trionfo concreto dell’immaginario maschile, reagiamo come se ci vergognassimo, come se l’uso del corpo delle donne (che riguardi un uomo, dieci o tutti gli uomini, non cambia la sostanza) ledesse totalmente il nostro genere e non ci viene neppure in mente che non siamo noi a doverci giustificare, non siamo noi a doverci distinguere. E invece proprio questo facciamo, dichiarando così una fragilità (o una subalternità?) di cui chiunque può fare l’uso che più gli conviene: uomini con «irresistibili» pulsioni ma anche la politica, i media, la chiesa. Per questo l’indignazione – che è un ottimo sentimento – si è trasformata in moralismo di cui si può approfittare per ricavarne una moneta da spendere nell’eterno mercato del gioco politico.
Come a volte accade quando ci affrontano questioni che riguardano le donne, qualche titolo di giornale, qualche cartello e qualche intervista – o magari la proposta di una manifestazione – sembrano esaurire temi sui quali, invece e per fortuna, si discute, tra donne, in modo tanto sommerso quanto intenso. Per questo, nella pagina di Democraziakmzero.org che oggi apriamo, vogliamo rendere conto della profondità di tale dibattito e cercare di cavare, anche dalla storiaccia che ci tormenta da mesi, una sostanza importante e utile per tutte. Chi ha voglia, può scrivere, intervenire anche con brevi pensieri o con proposte, per ragionare assieme sulla possibilità di dar vita a una giornata della «degna rabbia» che abbia come protagoniste assolute tutte le donne.

