La morte del Welfare
Da LeRagioni.it
Nel caos e nella paralisi della vita politica italiana, nel silenzio dell’opinione pubblica, lentamente si sta consumando la più massiccia operazione di smantellamento delle politiche sociali nel nostro paese. Approfittando delle polemiche continue e delle emergenze infinite, la reazione del Governo di fronte ad una crisi economica e sociale di proporzioni enormi continua a tradursi in un taglio delle spese sociali che rischia di assestare un colpo mortale al Welfare in Italia.
Basta dare un rapido sguardo ai dati contenuti nella Legge di Stabilità, approvata in via definitiva dal Senato (Atti Senato, 2464) il 7 dicembre 2010, per rendersi conto di come le scelte operate dal Governo si muovono quasi esclusivamente nella direzione di far pagare i costi della crisi ai settori più deboli, e quindi già duramente colpiti, della società italiana.
In particolare i Fondi Statali di Carattere Sociale sono stati ridotti a poco più di 538 milioni di euro con una riduzione del 78,7% rapportata al 2008 e il Fondo Nazionale Politiche Sociali, che va a finanziare un sistema articolato di Piani Sociali Regionali e Piani Sociali di Zona, è stato quasi dimezzato rispetto al 2010, arrivando a toccare la cifra più bassa mai registrata nella storia della Repubblica.
Una delle regioni più colpite dalla politica dei tagli indiscriminati voluta dal Governo è la Campania che pure registra uno dei tassi di povertà tra i più alti di tutta la Penisola, con una percentuale che secondo i dati dell’Istat raggiunge il 25%. Qui infatti a pesare drammaticamente contribuiscono anche i tagli voluti dalla giunta Caldoro che ha destinato alle politiche sociali appena 13 milioni di euro a fronte dei circa 165 stanziati negli anni precedenti. Pertanto, tra fondi regionali e fondi nazionali, l’intera regione beneficerà di appena di 35 milioni di euro. A cosa porteranno questi tagli è presto detto. L’intero sistema socio assistenziale rischia letteralmente di collassare facendo sprofondare la regione in una vera e propria emergenza sociale con migliaia di disabili, sofferenti psichici e tossicodipendenti che rimarranno da un giorno all’altro senza nessun tipo di sostegno.
Una situazione denunciata dal comitato“il Welfare non è un lusso” che raccoglie gli operatori sociali di circa 200 cooperative e associazioni che da mesi sono in lotta per far riconoscere la dignità del proprio lavoro. A causa del mancato pagamento per i servizi erogati negli anni passati, molte cooperative sono state già costrette a chiudere e molti operatori sociali, che pur negli anni avevano maturato professionalità ed esperienza, sono rimasti senza lavoro. Come ha sottolineato il portavoce del comitato Sergio D’Angelo “con i futuri tagli indiscriminati non si metterà a repentaglio solo il lavoro degli operatori ma verrà a mancare anche quell’idea di sanità che abbiamo contribuito a costruire, garantendo percorsi di cura e di emancipazione, grazie ai quali si sono ridotte, per migliaia di persone, le necessità di ricovero così come per molte se ne è potuto definitivamente fare a meno”.
Tra spettanze mai pagate, stipendi di anni interi arretrati e tagli incondizionati alla spesa, si rischia di creare una nuova emergenza lavorativa in una regione dove il tasso di disoccupazione giovanile raggiunge punte del 40%. Per di più senza il lavoro dei ventimila operatori sociali i servizi socio assistenziali si ridurranno del 65% , creando forti disagi soprattutto per i disabili e i sofferenti psichici.
Il caso campano dimostra che i tagli indiscriminati riflettono una tendenza ormai consolidata che vede nella spesa sociale una voce improduttiva che non ci si può permettere in un periodo di crisi. Ma è altrettanto chiaro che una concezione del genere, figlia di una politica che ormai ha perso la capacità di guardare al futuro accontentandosi solo dell’immediato, potrebbe accentuare la crisi. Il rischio, per altro non smentito neanche dagli stessi fautori dell’abbattimento della spesa, è che nei prossimi anni si arrivi ad un vero e proprio corto circuito, con una riduzione costante dei servizi pubblici al fronte di un aumento altrettanto costante della domanda di tali servizi. A questo punto non resterà altro che affidarsi a strutture private
In maniera molto sottile, ma per questo forse più pericolosa, corriamo il rischio di ritornare a tempi bui in cui i sofferenti psichici, gli emarginati o i disabili venivano trattati come dei rifiuti della società e relegati in luoghi di contenimento sociale capaci di attenuare la loro “pericolosità”. E’ evidente infatti che soprattutto per quanto riguarda le malattie mentali e le problematiche legate alla tossicodipendenza, le famiglie che non potranno permettersi di pagare una adeguata assistenza privata, non potranno fare altro che scegliere tra rassegnarsi al proprio destino o affidarsi a strutture come carceri o ospedali psichiatrici giudiziari.
Ma del resto “il sacrificio del Welfare” non è che il riflesso delle politiche di un Governo che vede nei respingimenti, nella repressione e nella durezza nei confronti dei più deboli l’unico modo per risolvere le gravi conseguenze sociali di una crisi che non si sa minimamente affrontare.
Politiche non molto diverse da quelle di inizio Novecento quando incominciarono a farsi strada le prime teorie eugenetiche e di selezione della razza che poi sfociarono tristemente, come tutti sappiamo, nell’eliminazione fisica del diverso.

