FORUM DELL’AREA WELFARE e DIRITTI: GIOVEDÌ 16 DICEMBRE ALLE ORE 16.30 PRESSO IL LEONARDO BIANCHI
Giovedì 16 dicembre alle ore 16.30, presso l’ex ospedale psichiatrico Bianchi, in via Calata Capodichino 210, si svolgerà il secondo Forum organizzato da Campo Libero sull’AREA DEI DIRITTI E DEL WELFARE.
A seguito dello stato di crisi profonda del welfare che sta attraversando la nostra città e regione, Campo Libero ha deciso di aderire alla manifestazione regionale che si terrà a Napoli domani, 14 dicembre 2010, con partenza da piazza Dante alle 9.30. Una delle iniziative di mobilitazione intraprese dagli operatori socio-sanitari delle coop del gruppo Gesco (che protestano contro i tagli e il ridimensionamento dei servizi ad opera di Regione Campania ed Asl) si sta concretizzando nell’occupazione degli spazi dell’ex manicomio Leonardo Bianchi. Per questo, nell’ultimo direttivo dell’associazione, si è ritenuto opportuno tenere il forum di Campo Libero sull’AREA DEI DIRITTI E DEL WELFARE previsto per giovedì 16 dicembre alle ore 16.30 (inizialmente in programma nella sede dell’associazione di via Trinità degli Spagnoli 41) proprio presso l’ex ospedale psichiatrico Bianchi, in via Calata Capodichino 210.
Di seguito il documento introduttivo al Forum proposto dall’associazione.
Verso un welfare sociale e di comunità
In primavera i cittadini napoletani voteranno per un nuovo consiglio comunale ma non sembra che le forze politiche, (in particolare di sinistra), siano particolarmente sensibili a tale scadenza vista la completa assenza di una discussione su programmi, criteri “etici” per la formazione delle liste, fatta eccezione per qualche balbettio sulla ipotesi delle primarie nel centro-sinistra.
Campo Libero, vuole provare a rompere questo silenzio promuovendo una discussione pubblica in primo luogo sui temi del rilancio del welfare locale scegliendo come interlocutori privilegiati i cittadini e i movimenti napoletani per condividere un modo profondamente rinnovato di fare politica nella società e nelle istituzioni.
Se le forze politiche napoletane vorranno ascoltare, dialogare e confrontarsi seriamente su questi temi lo faremo molto volentieri ma se non intendessero farlo ci impegneremo in ogni caso a costruire una battaglia dal basso (non finalizzata a appoggiare alcuna forza politica) su questi obiettivi.
Perché la centralità del welfare
Il welfare ha rappresentato il più importante meccanismo istituzionale di protezione, garanzia e promozione dei diritti sociali realizzato in occidente e nel nostro paese nel corso del '900.
Tali conquiste sono il risultato delle grandi lotte condotte dal movimento operaio e dai movimenti sociali che hanno imposto un compromesso politico-sociale con le classi dirigenti e imprenditoriali grazie al quale è avvenuta una redistribuzione dei profitti per la realizzazione di politiche sociali e di servizi secondo una logica universalistica.
Ma questa logica redistributiva e universalistica è oggi messa fortemente in crisi.
L'attacco alla spesa pubblica, considerata responsabile della crisi finanziaria degli stati nazionali e dello sfondamento dei conti dei bilanci delle istituzioni locali, non è giustificata se si considera che l'Italia spende proporzionalmente meno degli altri paesi europei pur avendo un sistema di welfare meno efficace e diffuso. La logica della parità di bilancio non può essere l’unico orizzonte di senso se non è possibile avere bilanci trasparenti e partecipati, in cui le priorità siano condivise e non il frutto di clientele ed opportunità varie spesso irrazionali e incoerenti.
Le scelte in campo economico del Governo nazionale, regionale e comunale possono determinare un ulteriore riduzione delle risorse destinate alle politiche sociali.
In realtà la strategia in atto è un attacco alla dimensione pubblica delle politiche di welfare!
I risultati sono sotto gli occhi di tutti:
- tendenza alla privatizzazione dei servizi pubblici, con la conseguente riduzione della funzione pubblica ad un ruolo residuale ed essenzialmente assistenzialistico;
- progressivo impoverimento delle famiglie meridionali (un terzo delle famiglie del Sud non riesce ad arrivare alla fine del mese e tre quarti ce la fa appena!);
- allargamento delle aree della vulnerabilità e della marginalità sociale;
- progressivo trasferimento di interi settori del welfare dal sociale al penale: le carceri napoletane sono piene di immigrati, tossicodipendenti, entrambi senza dimora e con seri problemi di salute fisica e psichica
- la disoccupazione la precarizzazione del lavoro dilagano soprattutto a svantaggio dei giovani
- la criminalità organizzata in questo caos ridefinisce e rinforza i suoi assetti economici e i suoi rapporti con la politica.
Noi siamo convinti che le risorse vi siano, a che vadano solo recuperate e distribuite verso le funzioni strategiche del welfare ai diversi livelli, nazionale, regionale, municipale.
E riteniamo che sia necessario ricostruire le ragioni e la realtà del welfare redistributivo e universalistico pubblico e nello stesso tempo renderlo stabile e aperto a ulteriori evoluzioni, non esclusivamente legato a un compromesso sociale ma riconosciuto come “bene comune” politicamente e socialmente condiviso. In una fase di crisi economica occorre evitare che anche il tema dei servizi, e ancor più gravemente dei diritti, come quello dei saperi, dell’acqua e del territorio, diventi territorio di conquista di un mercato sempre più selvaggio e senza regole. Così come è necessario associare i diritti alle opportunità reali per recuperare una equità che garantisca l' esercizio reale del diritto.
Pur essendo consapevoli che una politica complessiva e incisiva di welfare debba avere una regia nazionale e successivamente declinata ai livelli regionale e comunale, siamo convinti che la realtà locale municipale possa rivendicare un autonomia forte nella programmazione di nuove politiche sociali segnando una discontinuità rispetto al passato.
In occasione delle elezioni per il rinnovo del consiglio comunale di Napoli vogliamo, seguendo questo percorso, tracciare le linee per il rilancio di un welfare sociale e comunitario, cioè un welfare fortemente rivolto e sostenere e ricostruire i legami di comunità tra le persone (senza i quali nessun intervento istituzionale sarebbe incisivo realmente) e nello stesso tempo a disporre il sistema del welfare all'innovazione sociale necessaria richiesta dai continui processi di disgregazione, indebolimento, impoverimento, precarizzazione, emarginazione sociale.
Ciò è particolarmente importante nella nostra città perché la crisi sta mettendo a dura prova sia le reti di auto-mutuo-aiuto, sia le forme di economia informale che nella città da un lato permettevano a molti di reggere il quotidiano, e dall’altro contribuiva a far diminuire i conflitti .
E' tempo dunque di costruire un nuovo approccio nell'agire politico che si proponga con forza di restituire dignità alle persone il diritto, cioè, ad avere sogni e desideri e ad accedere a spazi di relazione, creatività, affetto e amore, al di là delle proprie capacità economiche o abilità psicofisiche, e attraverso un impegno costante ad abbattere ogni forma di stigmatizzazione sociale dei comportamenti legati a scelte individuali, a esperienze di profonda sofferenza, a appartenenze culturali, religiose, di genere, di censo, di provenienza etnica.
Proposte per un welfare sociale e di comunità per la città di Napoli
Noi riteniamo che le politiche di welfare possano essere considerate come una misura dell'efficienza delle politiche del Comune, in quanto espressione della vicinanza alle problematiche e ai bisogni dei cittadini. Il welfare deve essere inteso innanzitutto come ascolto e accoglienza.
Il welfare non può essere concepito come una politica debole perché pensata esclusivamente per i deboli, né interpretato e agito solo come semplice corollario della politica e della logica “dei due tempi”, ma deve essere affermato come nodo strategico centrale sia delle proposte di governo che di convivenza del territorio: solo così si può immaginare il miglioramento del benessere, la giustizia sociale e la legalità diffusa.
E sul welfare la politica non ha saputo costruire un sistema istituzionale e infrastrutturale stabile a Napoli né ha saputo stimolare un coinvolgimento attivo dei cittadini.
Pensiamo che per determinare questa discontinuità sia necessario, piuttosto che fornire un elenco degli innumerevoli problemi sociali della nostra città, rovesciare radicalmente l'attuale modello istituzionale in senso partecipativo che consenta di poter affrontare quei problemi sulla base di questa prospettiva democratica rinnovata.
Per una programmazione partecipata, concertata e negoziata
Una programmazione che sia in grado di attuare le leggi, in primo luogo la 328/00, di coinvolgere la popolazione nell'individuare i problemi e le forze sociali nel garantire la trasparenza del processo , deve muoversi attraverso almeno tre diversi livelli istituzionali:
- Negoziazione e concertazione a livello centrale: noi pensiamo che il ruolo delle forze sociali, del terzo settore, delle forze di cittadinanza attiva e le forze della rappresentanza dal basso e delle realtà dei movimenti in generale si debba esprimere nella negoziazione e concertazione con le istituzioni a livello centrale valutando e verificando le risorse attribuite per legge, le scelte del Comune nell'allocazione strategica nelle politiche di bilancio, il controllo della effettiva realizzazione dei meccanismi della democrazia partecipativa.
- Decentramento: è necessario uscire dalla farsa del falso decentramento e attuare il Regolamento approvato dal Consiglio comunale che prevede l'attribuzione alle Municipalità della programmazione e gestione del Piano di Zona al livello territoriale al fine di favorire i processi di avvicinamento delle istituzioni ai cittadini, senza per questo spostare semplicemente le clientele dal centro alla periferia
- Partecipazione dei cittadini: concertazione e decentramento di per se stessi non realizzano i processi partecipativi ma creano e tutelano le condizioni per l'esercizio concreto della democrazia diretta.
Il livello della democrazia partecipativa dei cittadini è il livello più importante e innovativo per la città di Napoli e può rappresentare la svolta reale nelle politiche sociali della città con le ricadute positive nella vivibilità e nella convivenza tra i cittadini che può comportare.
I modelli realizzati a livello internazionale e nazionale sono diversi: noi proponiamo di attuare una esperienza volta alla concretezza e alla essenzialità ma che garantisca una reale partecipazione che non sia né populistica né meramente consultiva.
Vanno attivate, soprattutto nelle periferie geografiche e sociali della città, procedure sia di ascolto diffuso che di democrazia partecipativa con l'impegno che si traducano realmente attraverso scelte concrete di politica sociale.
E' essenziale che il processo partecipativo si esprima sia nella fase delle scelte di programmazione che nella fase della verifica periodica dell'attuazione delle politiche negoziate e concordate, se si vuole garantire tutto il ciclo della partecipazione.
Il processo partecipativo deve essere garantito attraverso il riconoscimento sul piano politico istituzionale e inscritto nel Regolamento comunale.
Ma nello stesso tempo saranno le organizzazioni della cittadinanza attiva e sociale che dovranno tutelare sul reale funzionamento degli organismi della democrazie diretta e partecipativa.
Noi riteniamo che, perché il processo finora delineato possa realizzarsi, sia necessario stabilire alcuni principi di base per tutelare le risorse destinate dal Comune di Napoli alle politiche sociali intese come dei veri e propri “beni pubblici”:
- destinare una quota pro-capite almeno doppia del bilancio comunale per le politiche sociali rispetto a quella attuale (ferma ad appena 80 euro);
- equiparare le politiche sociali alle prestazioni essenziali sottraendole alla logica del cronologico;
- proteggere i finanziamenti previsti per le politiche sociali e sottrarli al vincolo del patto di stabilità;
- un raggruppamento di tutte le misure economiche di sostegno al reddito di competenza comunale per gestirle e utilizzarle in una logica di sistema;
- individuare un numero sufficiente di strutture comunali per creare infrastrutture per il sociale come ad esempio l'Albergo dei poveri;
- mettere a sistema tutte i finanziamenti rivolti alla socializzazione e al reinserimento lavorativo destinato ai tossicodipendenti, ai sofferenti mentali, ai disabili;
- recuperare all’area socio-educativa percorsi assistenziali più appropriati, oggi completamente medicalizzati (es. riabilitazione)
Nell'ambito di questa prospettiva di politica sociale l' associazione Campo Libero presenterà una proposta di legge sul reddito di cittadinanza che prevederà una serie di misure di sostegno al reddito e di contrasto alle povertà di competenza regionale.
Tale proposta, per quanto parziale, considerata la assenza di politiche nazionali specifiche, potrà rappresentare uno strumento importante per integrare le diverse misure del welfare locale nella logica sociale e di comunità e renderle più efficaci.
Su questa base, finora delineata, è possibile individuare alcuni contenitori tematici che raggruppano diversi problemi fondamentali da affrontare attraverso un nuovo sistema di welfare comunitario e sociale secondo la logica partecipativa, concertata e negoziata.
Indichiamo quattro contenitori di problematiche sociali:
- Sicurezza, diritti, questioni di genere
-Povertà verso emarginazione
-Donne e bambini (madri-figli)
-Anziani
Sicurezza e diritti
La realizzazione di un modello di democrazia partecipativa nelle politiche sociali, che andrebbe successivamente estesa all'insieme delle politiche comunali, rappresenta la precondizione per affrontare i temi della sicurezza della città soprattutto delle modalità vissute dai cittadini.
Noi siamo convinti che politiche sociali efficaci sono in grado di ridurre il senso diffuso di insicurezza in quanto affrontano e trovano soluzioni per una parte importante di tali questioni (migranti, tossicodipendenti, sofferenti mentali, bambini, anziani, donne e bambini …) ma che nello stesso tempo il Comune debba realizzare azioni di mediazione sociale e di risoluzione pacifica dei conflitti nei quartieri attraverso le quali favorire processi di incontro tra fasce diverse di popolazione al fine di ricercare dal basso sia le soluzioni di convivenza di tipo comunitario, che restituiscono un senso di sicurezza nei legami sociali, sia gli interventi da richiedere alle istituzioni.
Le politiche sociali di sicurezza si coniugano così con i diritti di cittadinanza sia per chi vive situazioni di marginalità, sia per chi sente minacciata la propria situazione di inclusione.
Al contrario, qualsiasi deriva e sbilanciamento securitario, oltre ad essere svantaggiosa rispetto alla relazione tra costi e benefici, si caratterizza come poco efficace anche dal punto di vista di una prospettiva di controllo dei fenomeni sociali.
Affrontare le dinamiche di insicurezza urbana e allarme sociale con approcci esclusivamente repressivi significa nascondere i problemi e non risolverli; significa spesso colpire le aree più marginali e deboli; significa produrre maggior insicurezza e rischio per le comunità perché espellere, emarginare, accrescere il sommerso provocano più rabbia, più devianza, maggior incapacità di avere cura di sé e delle persone che ci stanno attorno.
Occorre superare il riferimento ad una realtà soggettiva declinata al maschile, che non accoglie le differenze ma definisce l’altro a partire da sé. Inoltre, se nella società, il dominio e la violenza vengono legittimati sia socialmente che culturalmente come strategia dominante di controllo sociale, tale processo si esaspera nelle relazioni tra deboli e forti.
Da questo punto di vista, esattamente al contrario di come sta avvenendo oggi, occorre potenziare il sistema di protezione dei più deboli, a partire da una prioritaria attenzione alle condizioni dell’infanzia e dell’adolescenza, soprattutto per quel che concerne i minori in condizione di estrema vulnerabilità.
Povertà verso emarginazione.
Il Comune deve elaborare un piano di difesa dall' emarginazione che tenga presente le diverse traiettorie che possono condurre a una condizione di esclusione sociale e di impoverimento complessivo.
Il Piano deve essere finalizzato a offrire servizi capaci di tenere ogni cittadino al di qua di una esperienza di emarginazione e esclusione devastante.
In tale piano devono essere contenuti almeno questi elementi:
- La realizzazione di un circuito di ospitalità diurna e notturna, da gestire con le diverse componenti del terzo settore, in grado di offrire una offerta differenziata (breve, media, lunga ospitalità) per le diverse condizioni nelle quali si può trovare una persona nella sua vita (dal migrante, al giovane tossicodipendente al disoccupato, al separato, al pensionato …)
- Un piano per la conciliazione dei tempi di vita familiare e tempi di lavoro attraverso la realizzazione di una rete di asili nido e servizi specifici che il piano straordinario regionale per l'infanzia avrebbe potuto avviare.
- L'attuazione del Programma "Adozione Sociale" come parte del più generale Programma Unitario e Integrato per
- Una serie di iniziative, sempre in una logica partecipativa, finalizzate a rendere la città vivibile dagli anziani che rappresentano una delle categorie più colpite dai processi di disgregazione sociale della città: sempre meno percorribile, insicura per i più deboli.
- Individuare proposte di sostegno al reddito che siano scevre da ogni logica assistenzialistica o clientelare e sappiano coniugare la gratuità delle opportunità offerte con la richiesta di impegno, responsabilità e investimento da parte delle persone destinatarie
Sicurezza, diritti, partecipazione rappresentano la triade delle politiche sociali e comunitarie del welfare locale e per la garanzia dei diritti di cittadinanza verso la ricostruzione di Napoli come città socialmente ospitale.
Il Comune è l'istituzione pubblica per eccellenza, in quanto i suoi rappresentanti sono eletti dai cittadini, alla quale sono delegate le responsabilità di garantire i diritti di cittadinanza. Per tale motivo riteniamo che il Comune debba recuperare la sua funzione di verifica e controllo delle funzioni di tutela dei diritti alla salute che l’Azienda Sanitaria Locale deve realizzare per il suo mandato istituzionale. Inoltre il Comune di Napoli deve garantire la continuità e l'ampliamento delle importanti politiche socio-sanitarie integrate, in molti casi di rilievo nazionale, realizzate faticosamente con
Vi proponiamo due ulteriori contributi di approfondimento:
uno sul tema della salute e della sanità; l'altro sul tema delle differenze e dei diritti.

