FORUM DELL’AREA DELLA CONOSCENZA COME BENE COMUNE - Giovedi 25 novembre 2010 ore 16.30

Giovedi 25 novembre 2010 si svolgerà il primo Forum organizzato da Campo Libero (presso la propria sede di via Trinità degli Spagnoli 41): AREA DELLA  CONOSCENZA COME BENE COMUNE.
Il forum si propone come confronto aperto a tutti gli iscritti ma anche a personalità e associazioni presenti in Città, al fine di proporre una piattaforma programmatica a partire dalla quale  valutare le proposte dei candidati a sindaco per lo schieramento del centro-sinistra.

Di seguito il documento Introduttivo al Forum proposto dall’associazione.

DOCUMENTO di RIFLESSIONE E PROPOSTE

Prima Parte:

Nell’Area della Conoscenza  s‘inserisce tutto quanto attiene alla Scuola, all’Università e alla Ricerca, al sistema dell’Informazione, al mondo dello Spettacolo, delle Arti e del patrimonio artistico.

L’Area della Conoscenza è un Bene Comune e, come gli altri beni comuni, non può essere privatizzato bensì tutelato e sviluppato a salvaguardia della libertà e dello spirito critico e consapevole di ogni Uomo.

Da molto tempo si ripete che questa epoca segna la crisi delle grandi ideologie dell’Ottocento; ma se è vero per quelle che hanno rappresentato il nostro orizzonte non lo è, purtroppo, per il Liberismo che – attraverso il processo di globalizzazione – ha acquisito una egemonia mondiale.

E’ il tempo del dominio assoluto dell’Economia Capitalista con la prevalenza del Capitale finanziario su quello Produttivo e al mondo del lavoro si chiede flessibilità e si offre precarietà.

Per le implicazioni culturali va preso atto che la Tecnica ha oramai preso il sopravvento sull’Uomo, ridotto sempre più a semplice controllore delle Macchine.

E tramite l’induzione al consumismo si marcia a passi svelti verso il consumo delle risorse naturali.

Il disagio di questa civiltà spinge verso scelte individualistiche (in opposizione al bene comune) e le timide denunce dell’Intellettualità progressista vengono sbeffeggiate come tristi piagnistei e vuoto moralismo di chi resta ostile ad una cultura edonistica.

Da qui l’assalto alla scuola e all’ università pubbliche, lo strangolamento delle produzioni teatrali e cinematografiche che raccontano la realtà, la fine del sostegno ai Musei e alla stampa indipendente; tagliando per questo anche i fondi agli Enti Locali.

Mettendo in causa il famigerato ’68, si mira alla “normalizzazione” della scuola , dell’università, delle manifestazioni artistiche.

L’importante è generare una diffusa capacità di adattamento, di gestione dell’imprevisto, di accettazione della flessibilità funzionali al consolidamento dell’attuale sistema economico e sociale: il Sapere Sociale Generale (General Intellect) deve essere al servizio del processo di accumulazione.

E’ la esplicita repressione della manifestazione di ogni spirito critico e creativo per affermare l’”Economia della deficienza”.

La Fabbrica Cognitiva viene dimensionata  sul modello tayloristico e chi vi opera deve accettarne la precarietà e la ricattabilità in cambio di qualche gratificazione narcisistica o di qualche vana ambizione personale.

E’ affermazione diffusa che non ci sia più differenza tra lavoro manuale e lavoro intellettuale, perché il processo economico ha creato un unico esercito proletarizzato e, quindi, per gli “operai della conoscenza” c’è solo lavoro subordinato, possesso della sola forza – lavoro, impegno rivolto solo al processo produttivo e di accumulazione.

La situazione italiana differisce, in peggio, da quella mondiale  per la versione berlusconiana segnata da una forte concentrazione monopolistica del sistema mediatico ed editoriale, dai tagli dei fondi agli Enti Locali e alla cultura, dalla affermazione di valori collettivi improntati sull’elogio dell’ignoranza. Questo è oggi il dominante apparato ideologico di Stato.

Seconda parte:

Il Comune di Napoli, secondo un censimento del 2008, spende per l’istruzione 78 euro per cittadino contro i 125 della media nazionale; per sport e ricreazione 3 euro contro 20 nazionali; per la cultura 229 euro contro i 420 nazionali; per musei, teatri e biblioteche 15 contro 51. A causa dei ridotti trasferimenti governativi queste cifre sono ancora più basse nel 2010. Il Comune ha confermato questo gap.

L’unica caratterizzazione dell’attività comunale è consistita nella produzione dei cosiddetti “Grandi Eventi”: costosi, centralizzati, con risultati limitati al tempo del loro consumo, con spreco di risorse sottratte al resto del territorio. Spesso anche attraverso la distrazione di fondi da altri capitoli di bilancio finalizzati alla qualità della vita cittadina.

Analogo giudizio si può esprimere anche  per eventi meno impegnativi sul piano finanziario ma  selezionati per dare vita a una miriade di sagre, feste patronali, eventi sponsorizzati da questo o quel politico secondo la logica dell’assalto al forno.

In questi casi emerge l’assenza di una strategia complessiva di sviluppo del sistema culturale, a dimostrazione della mancanza di una regia unitaria. L’intervento pubblico viene considerato alla stregua di “aiuto di Stato” che finisce per coinvolgere enti pubblici, studiosi, associazioni e gruppi culturali.

Al momento sono due  progetti significativi  in cantiere: il Forum delle Culture nel 2013 e la Rete bibliotecaria Integrata. Ma sul primo incombono ancora le dispute partitiche e il secondo non garantisce una qualificata e necessaria diffusione in tutte le Municipalità.

La premessa fondamentale è il ruolo da assegnare all’Amministrazione Comunale per una costante regia politica su tutto il campo della cultura e dell’istruzione: affermando una forte soggettività politica per interloquire con le altre istituzioni,  rivendicando per Napoli la ripresa di un ruolo produttivo e capace di sfruttare le infinite potenzialità esistenti. 

Il Comune, nella valutazione di ogni iniziativa, deve quindi tenere ferme  stabilità,  qualità, produttività e possibilità occupazionali;  anche per invertire la tendenza all’emigrazione di tante risorse umane, soprattutto giovanili.

Con L’Università come centro di ricerca, di diffusione dei saperi, di apertura alle altre culture (es. l’Orientale verso il bacino del Mediterraneo, nella riconferma di Napoli come città dell’accoglienza), di progettazione della identità collettiva.

Attenzione va posta alla collocazione delle sedi universitarie, in quanto - come nel caso della promessa dislocazione di una sede a Scampia – queste fungono da attrattori per altri qualificati interventi e producono la positiva trasformazione del territorio, a cominciare dalla rottura del suo isolamento.

Con il Centro Rai per riportare in città la produzione di programmi radio-televisivi in continuità con iniziative qualificate già sperimentate con successo in passato.

Con  le istituzioni di livello europeo come l’Istituto Italiano di Studi Filosofici, l’Istituto B.Croce, la Stazione zoologica,  il Premio Napoli. 

Una riflessione a parte va svolta per la Città della Scienza potenziale polo attrattore d’iniziative  di alto livello culturale tali da generare un benefico effetto diffusivo e costante nel tempo su tutta l’area metropolitana; evitando al tempo stesso di ospitare o patrocinare eventi episodici o di scarso rilievo, con l’aggravio di una spesa improduttiva.

Con la rete museale alla quale garantire continuità e qualità a eventi legati al patrimoni artistico tradizionale e anche contemporaneo che richiamano l’attenzione mondiale ma che attualmente subiscono la precarietà dell’intervento pubblico (non solo di carattere economico ma anche di protezione ambientale).

Il Centro Antico - riconosciuto come patrimonio dell’Umanità - esige un radicale e immediato intervento di riqualificazione urbana per valorizzare tesori ancora nascosti o abbandonati da rendere fruibili per cittadini e turisti, con la protezione del territorio e l’incremento di iniziative promozionali.

 Imperdibile potenzialità si ritrova nella destinazione dei suoli dell’ex Italsider e dell’Albergo dei poveri; luoghi immediatamente disponibili per l’insediamento di cantieri culturali (per cinematografia, teatro, musica, attività multimediali) da affidare alla gestione di energie professionali locali selezionate con criteri pubblici.

L’inventario del patrimonio immobiliare comunale, compresi i luoghi di culto sconsacrati, sul modello di altre città europee, deve prevedere l’affidamento dei locali  inutilizzati a cooperative e associazioni (soprattutto giovanili) con comodato d’uso gratuito per l’avvio di attività artistiche e culturali.

Alle fasce giovanili (fino a 30 anni) e quelle anziane (oltre i 70 anni) – entro limiti di reddito determinati -  assegnare una Carta d’ingresso per partecipare agli eventi culturali (cinema, teatro, musei, concerti) in forme economicamente ridotte per convenzioni stipulate con le strutture interessate.

Per la scuola il Comune ha il compito principale di abbattere l’evasione scolastica con la presenza costante del personale specializzato e con forme premiali o compensative per i soggetti recuperati. Il bilancio chiaro – scuro del Progetto “Chance” impone comunque una ripresa di interventi stabili e qualificati per il recupero delle fasce giovanili emarginate.

In secondo luogo il Comune, d’intesa con la regione e la sovrintendenza agli studi, oltre a garantire l’agibilità dei locali scolastici, deve programmare l’uso degli spazi comuni per attività extrascolastiche (culturali, sportive, ricreative, artistiche), aperte al territorio come strutture di centri sociali posti sotto la responsabilità pubblica e collegati a biblioteche, musei e siti di valore archeologico da implementare con la partecipazione degli studenti.

La scuola resta il primo e fondamentale luogo di crescita umana e culturale e anche con l’uso di spazi di altri servizi sociali, deve garantirne il diritto all’uso comune al fine di promuovere la cittadinanza attiva ed essere al tempo stesso spazio a misura di bambini e ragazzi. Unitamente alla programmazione di attività pomeridiane culturali, formative, ludico – ricreative; con il ricorso (se necessario) a forme differenziate di autofinanziamento e reciproci sostegni tra reti dei genitori e reti di scuole.

Priorità d’intervento va data ai quartieri periferici dove l’iniziativa culturale pubblica, soprattutto con il coinvolgimento delle scuole, può aiutare a sostenere la miriade di piccole e precarie forme associative già esistenti; frontiere contro il degrado e la diffusione della illegalità.

L’insieme di queste iniziative va, quindi, intesa come programmazione di una politica culturale diffusa sull’intero  territorio cittadino: per restituire alla fruizione civile tutti gli spazi pubblici disponibili, comprese le piazze da sottrarre alla precaria e spesso avvilente utilizzazione.

Dove e quando possibile si può spingere in queste direzioni anche con la ripresa, dal basso, dell’antica (ma non obsoleta) pratica dell’obiettivo.

Infine,  per questo campo d’intervento (come per tutti gli altri) resta centrale il modo di comunicare tra cittadini e centri amministrativi; utilizzando tutte le potenzialità offerte dalla rete informatica (sms, forum di discussione, chat di help desk, faq, webtv, webinar) al fine di coinvolgere la cittadinanza per collaborare, rendersi attiva, partecipare, condividere i processi della decisione pubblica. Primi passi verso una democrazia compiuta e una governance condivisa.

Napoli,  25 novembre 2010